INTERVISTA N. 38

Il Mansio: un’oasi contemporanea sul Garda

Un lembo di terra bresciana baciato dalla bellezza. Un luogo perfetto per far germogliare un’idea, lasciarla crescere e diventare qualcosa di più. A Rivoltella del Garda, in provincia di Brescia, è nato Il Mansio. Un’oasi contemporanea votata alla cucina vegetale, certo. Ma anche il coronamento di un sogno: quello della famiglia Mori di sviluppare un luogo di relax, incastonato in un borgo antico, per un’ospitalità consapevole, autentica e 100% vegan.

Situato ai piedi della Torre del re longobardo Desiderio, il boutique hotel è molto più di una casa: un rifugio sensibile e raffinato, un piccolo Eden, costruito nel pieno rispetto della natura e dell’ambiente circostante.

A raccontarne i dettagli a Ready è Valentina Mori, Hotel Owner & Manager.


Come nasce l’idea di creare un hotel interamente vegano e sostenibile come il vostro?

Soprattutto dal desiderio di costruire qualcosa di diverso rispetto a quanto già presente nella zona del basso Garda. Sentivo l’esigenza di proporre un progetto che avesse un’identità forte, riconoscibile, e che uscisse dagli schemi dell’ospitalità più tradizionale. L’incontro con Camilla Parmigiani, fondatrice di Vegan Set, è stato determinante: insieme abbiamo iniziato a costruire una visione comune. Con lei abbiamo sviluppato il concept, la proposta gastronomica e, più in generale, tutta l’esperienza che oggi gli ospiti possono vivere.


Un percorso lungo?

Sì, durato circa quattro anni. Fatto di ricerca, prove, aggiustamenti continui. E in realtà è un processo ancora in evoluzione, perché il Mansio non è un progetto statico, ma qualcosa che cresce e si trasforma nel tempo.


Quali sono stati i principali valori e visioni che hanno guidato lo sviluppo del progetto fin dall’inizio?

Fin dall’inizio il focus è stato molto chiaro: mettere al centro il benessere dell’ospite, in ogni sua forma. L’idea non era creare un luogo “di nicchia”, ma uno spazio in cui chiunque – indipendentemente dalle proprie abitudini o scelte – potesse sentirsi davvero bene. Volevamo costruire un’esperienza completa, capace di far sentire l’ospite a casa, ma con qualcosa in più: la sensazione di essere accolto, ascoltato e seguito con attenzione. Il calore dell’accoglienza è per noi fondamentale, così come la professionalità. È proprio l’equilibrio tra questi due elementi a fare la differenza.


Con grande cura per il dettaglio.

È così. Ogni scelta nasce con l’obiettivo di far vivere un soggiorno rilassante e appagante: dalla cura degli ambienti, alla privacy, fino all’attenzione costante alle esigenze individuali. Cerchiamo sempre di anticipare i bisogni, di essere presenti senza essere invadenti, e di dare risposta a ogni richiesta con naturalezza. Più che offrire semplicemente un soggiorno, il nostro obiettivo è far vivere un’esperienza in cui l’ospite si senta davvero accolto, coccolato e libero di prendersi il proprio tempo.


In che modo la vostra filosofia ecologica si riflette concretamente nell’esperienza quotidiana degli ospiti?

La filosofia vegan non è comunicata, è vissuta. Gli ospiti la percepiscono nei materiali delle camere, nei prodotti utilizzati, nella proposta gastronomica completamente vegetale, nella riduzione degli sprechi e nell’attenzione a ogni dettaglio. Anche la spa privata, ad esempio, è pensata per offrire un’esperienza rigenerante ma consapevole. Non imponiamo nulla, ma creiamo le condizioni perché l’ospite possa vivere un’esperienza più leggera, più rispettosa, quasi senza accorgersene.


Quali scelte avete fatto in termini di materiali, fornitori e gestione energetica per ridurre l’impatto ambientale della struttura?

Abbiamo effettuato una ricerca a 360 gradi di prodotti e materiali 100% vegani. Non solo nella proposta gastronomica, ma in ogni aspetto dell’esperienza. Questo si traduce concretamente nelle amenities presenti in camera, nei prodotti del bar, fino alla carta vini, che è stata costruita seguendo gli stessi criteri. Anche ciò che spesso non si vede è stato oggetto di grande attenzione: tutti i materiali utilizzati durante la ristrutturazione sono certificati vegani, dalle finiture agli elementi d’arredo. La selezione dei fornitori è stata quindi un processo molto accurato. Abbiamo scelto realtà che potessero garantire coerenza con la nostra visione, privilegiando qualità, trasparenza e attenzione lungo tutta la filiera.


E a livello gestionale?

Lavoriamo costantemente per ottimizzare le risorse ed evitare sprechi, con un approccio pratico e quotidiano più che dichiarato. È un equilibrio fatto di tante piccole scelte, che insieme contribuiscono a definire l’identità del Mansio.


Il vostro hotel si rivolge principalmente a un pubblico vegano o intercettate anche ospiti curiosi e non ancora sensibilizzati a questo stile di vita?

Ci rivolgiamo assolutamente a tutti, non solo a chi segue uno stile di vita vegano. Il nostro obiettivo non è mai stato quello di creare un luogo “per pochi”, ma uno spazio capace di accogliere chiunque cerchi un’esperienza curata e autentica. Al ristorante, ad esempio, la clientela è oggi molto equilibrata: circa un 50% vegana e un 50% non vegana. Questo dimostra che la proposta funziona e viene apprezzata a prescindere dalle abitudini personali.


E la parte ricettiva?

Per quanto riguarda l’hotel, al momento è più ricercato da ospiti che già seguono questo stile di vita, ma sono stati tanti anche i clienti non vegani che hanno scelto il Mansio e ne sono rimasti pienamente soddisfatti. Spesso si tratta di persone che cercano un luogo intimo, curato nei dettagli, dove sentirsi accolti e coccolati, senza dover pensare a nulla. Alla fine, ciò che fa davvero la differenza non è l’etichetta, ma l’esperienza complessiva che l’ospite vive.


Che tipo di reazioni ricevete più spesso dai clienti che vivono per la prima volta un’esperienza in un hotel vegano?

La sorpresa è sicuramente la reazione più frequente, soprattutto per quanto riguarda la cucina. Molti ospiti non si aspettano un livello così alto in termini di gusto, estetica e soddisfazione complessiva del piatto. Gli ospiti non vegani, in particolare, rimangono colpiti dal sapore e dal fatto di non sentire la mancanza di nulla. Spesso arrivano con curiosità, a volte anche con qualche dubbio, e si ritrovano invece a vivere un’esperienza completa, appagante, che ribalta le aspettative iniziali. Dall’altra parte, gli ospiti vegani apprezzano molto la proposta perché trovano una cucina con gusti e abbinamenti ricercati, ma allo stesso tempo chiari, immediati, mai complicati. Una cucina che si fa capire e che riesce a essere raffinata senza diventare distante. Capita spesso che gli ospiti ci dicano di aver cambiato prospettiva, anche solo in parte. Ed è proprio questo il risultato più bello: non convincere, ma far scoprire, lasciando un ricordo positivo e autentico.


Quanto è importante per voi il legame con il territorio del Lago di Garda e come lo integrate nella vostra proposta?

È fondamentale. Il Lago di Garda ha un’identità fortissima e volevamo che il Mansio fosse profondamente radicato in questo contesto, in modo autentico e riconoscibile. Tale legame si riflette prima di tutto nella cucina, dove cerchiamo sempre di utilizzare prodotti del territorio e di reinterpretare preparazioni tipiche locali in chiave vegetale. Ci piace partire dalla tradizione e rileggerla con il nostro linguaggio: ad esempio, nel tofu proponiamo una maionese alla gardesana con capperi e olive locali; con il cestino del pane serviamo un burro 100% vegetale a base di olio del Garda; oppure il cannolo, che diventa un dolce identitario grazie alla ricotta di mandorle e ai limoni del lago.


Non solo cibo, però, dicevamo… Il territorio entra anche negli spazi e nei dettagli. Tutte le fotografie scelte per l’arredo sono immagini del lago e contribuiscono a creare un’atmosfera coerente con ciò che si vive all’esterno. Anche i nomi delle camere richiamano direttamente la natura del Garda – Limone, Cedro, Oleandro, Olivo, Canneto, Salice –, creando un legame immediato con il paesaggio. Perfino i profumi sono stati pensati in questa direzione: sia nei kit cortesia che negli ambienti abbiamo scelto fragranze agli agrumi del Garda, fresche e riconoscibili. In sintesi, il lago per noi non è solo una cornice, ma una presenza costante. Vogliamo che l’ospite lo percepisca in ogni aspetto dell’esperienza, in modo naturale ma continuo.


Avete incontrato difficoltà o resistenze nel proporre un modello di ospitalità completamente vegano? 

In realtà no. Essendo una struttura piccola, non abbiamo mai avuto l’obiettivo di rivolgerci a un pubblico ampio: ci basta intercettare una nicchia di persone che ci scelgono per curiosità o per affinità con questo tipo di proposta. E questo, nel tempo, si è rivelato un approccio molto naturale. Paradossalmente, la vera difficoltà è stata far comprendere un’altra scelta: quella di essere un adults only. Soprattutto da parte di alcuni ospiti vegani, che spesso faticano a trovare strutture in linea con il proprio stile di vita e possono percepire come un limite il fatto di non poter viaggiare con bambini. In realtà, per noi è una scelta profondamente coerente con l’identità del progetto. Così come esistono molti hotel adults only “tradizionali”, non vediamo nulla di insolito nel fatto che lo sia anche una struttura come la nostra. Anzi, è parte integrante della nostra filosofia.


Centra la dimensione intima?

Diciamo che il Mansio è pensato come un rifugio, e per questo è costruito su misura intorno all’idea di coppia: uno spazio dove trovare silenzio, tranquillità e tempo di qualità. Ogni elemento – dagli ambienti alla gestione degli spazi, fino al ritmo dell’esperienza – è studiato per offrire un’atmosfera rilassata e raccolta. Più che una limitazione, quindi, è una scelta precisa di posizionamento, che ci permette di garantire esattamente il tipo di esperienza che vogliamo offrire.


Oltre all’ospitalità, vi sentite anche portatori di un messaggio culturale o educativo? 

Il nostro obiettivo principale non è quello di educare o di trasmettere un contenuto “ideologico”, ma semplicemente offrire un’esperienza e una realtà unica nel suo genere. La priorità è sempre il benessere dell’ospite, inteso nella sua totalità: comfort, atmosfera, qualità del tempo vissuto. Tutto il resto è secondario e, in un certo senso, naturale conseguenza di questo approccio. Se poi chi soggiorna da noi torna a casa portandosi dietro uno spunto, una riflessione o uno sguardo diverso, ben venga. Ma non è qualcosa che cerchiamo attivamente di indirizzare. Accade, quando accade, in modo spontaneo, senza forzature e senza che sia il nostro obiettivo principale.


Guardando al futuro, quali sono i vostri obiettivi e le evoluzioni che immaginate per il vostro progetto?

Siamo ancora all’inizio del percorso, quindi non stiamo ragionando in termini di sviluppi strutturati o già definiti. È un progetto giovane e in continua evoluzione, che sta ancora trovando pienamente il suo ritmo. Se però devo immaginare una direzione più ampia, mi piace pensare al Mansio qui a Rivoltella del Garda come al primo tassello di qualcosa di più grande. Un punto di partenza.


Ovvero?

L’idea, molto in prospettiva, è quella di poter sviluppare un giorno una piccola “triade” di realtà simili, declinate in contesti diversi: al lago, in città e in campagna. Tre modi diversi di interpretare la stessa filosofia di accoglienza, mantenendo però lo stesso filo conduttore di identità, cura e coerenza. Per ora resta una visione, non un piano operativo. Preferiamo vivere il presente del Mansio e farlo crescere passo dopo passo, lasciando che siano le esperienze e le opportunità a guidarci.